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Decennale della legge sull'Affido Condiviso. L.54/2006

Written By Redazione on domenica 7 febbraio 2016 | 00:33

07 Febbraio 2016
Dieci anni fa, l’otto febbraio 2006 veniva approvata dal Parlamento italiano la legge 54 sull'affidamento condiviso. Purtroppo, come ricorda la Senatrice Baio, correlatrice all’epoca del testo col Senatore Paniz, essa si è rivelata un grande fallimento.
 
Benchè il testo reciti, un po’ genericamente, che “anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”, di fatto oggi in Italia dopo qualche anno dalla separazione della coppia genitoriale il 30% di questi minori diventa orfano di genitore vivo. Molti vedono un genitore (nel 90% dei casi il padre), poche ore alla settimana. Sotto i tre-quattro anni la quasi totalità dei Tribunali vieta con una legge non scritta il pernottamento presso il papà. L’Italia è il Paese europeo più sanzionato dalla CEDU per violazione dell’articolo 8 che sancisce il diritto di tutti, anche del papà separato, ad avere una vita affettiva e familiare. 

Una situazione che, come dimostrato dal pediatra Vittorio Vezzetti con una complessa ricerca comparativa presentata presso ONU e Parlamento Europeo, ci relega al fondo dell’Europa e che non vede a breve via d’uscita.
Il nocciolo del problema è lo scollamento tra la magistratura italiana, schierata con fior di sentenze, anche di Cassazione, contro una condivisione reale ed equivalente dei tempi (che esporrebbe, secondo i giudici, i minori a destabilizzanti peregrinazioni tra due abitazioni e a maggiori esposizioni al conflitto familiare) e il corpus dei 75 studi accreditati internazionalmente dal 1977 ad oggi che ormai hanno dimostrato inequivocabilmente con ricerche condotte su centinaia di migliaia di minori che i le famiglie separate in cui i figli frequentano ognuno dei genitori per almeno un terzo del tempo rappresentano la struttura post separativa migliore, con parametri di benessere molto vicini a quelli delle famiglie unite.
 
Sul punto è intervenuto il 2 ottobre addirittura il Consiglio d’Europa che, dopo mesi di studio e di audizioni di esperti internazionali, ha invitato con la risoluzione 2079 tutti gli Stati ad adeguarsi ai modelli dei Paesi più progrediti (Svezia, Danimarca, Belgio) e a promuovere affidamenti che prevedano tempi di permanenza più o meno uguali (compresi comunque nel range 35-65%) presso mamma e papà a partire dall’anno di età. Questo in virtù dei benefici documentati di un affido materialmente condiviso e dei danni di un affido sostanzialmente monogenitoriale come quello italiano. La risoluzione a tutt’oggi è stata ignorata e, anzi, la Cassazione a dicembre si è ancora schierata contro l’affido alternato e materialmente condiviso (ma così anche contro i dati oggettivi che provengono dal mondo della ricerca) con la ordinanza 25418/2015.
Il più autorevole raggruppamento di associazioni per la bigenitorialità, COLIBRI’, ha segnalato ripetutamente ai Garanti per l’Infanzia, al Presidente del Consiglio e alla Presidente della Commissione Infanzia la necessità di recepire al più presto la risoluzione del COE e di divulgare il modello del Tribunale di Perugia, unico a rispettarla. “Nessuna risposta”, commenta sconsolato il vice Presidente Roberto Castelli, “in questo momento le priorità sono altri tipi di genitorialità e comunque i figli di separati sono abbandonati a se stessi con una sequela di danni di natura biomedica e sociale. 

Alcuni Comuni dell’Emilia Romagna di cui alcuni con prevalenza PD nei consigli comunali  hanno persino rifiutato il Registro informativo comunale della bigenitorialità con cui si chiedeva che le informazioni inerenti il minore venissero inoltrate a tutti e due i genitori”. Aggiungiamo che 10 anni sono passati senza ottenere cambiamenti sostanziali in ambito affido minorile, ci chiediamo cosa o quanto occorre al nostro paese per adeguarsi e crescere ispirandosi a paesi che prima di noi hanno affrontato questi temi e hanno provveduto strada facendo a migliorarne molteplici aspetti. Invece noi non progrediamo ma non solo,  evitiamo accuratamente di preoccuparci dello stato dei figli dei separati convinti di fare l’interesse del minore senza quell’umiltà indispensabile di guardarsi attorno e vedere come si muovono altri paesi, rimanendo così il fanalino di coda d’Europa.

La redazione

Bonn: Convegno Internazionale sull'affidamento materialmente condiviso

Written By Redazione on mercoledì 16 dicembre 2015 | 01:17


"Dagli esperti dati importanti sulla progressione della Shared Parenting" 

Si è tenuto a Bonn dal 9 al 12 dicembre il consueto convegno internazionale sull'affidamento materialmente condiviso organizzato dall'International Council on Shared Parenting. Vi hanno partecipato oltre cento professionisti (avvocati, psicologi, magistrati,medici, mediatori familiari) provenienti da 20 Nazioni distribuite in tre continenti. Per la prima volta ha partecipato una delegazione della Malaysia con un interessante contributo sull'affido dei minori in quel Paese. Per l'Italia ha partecipato il responsabile scientifico di Colibrì Vittorio Vezzetti illustrando i princìpi presenti nei due progetti di legge (1163 del Senato e 2507 della Camera) e nel protocollo del Tribunale di Perugia.
E' emersa la consueta immagine di un' Europa della bigenitorialità a tre velocità o tre vagoni: nel primo e più progredito abbiamo rilevato un grande movimento. In Svezia, infatti, l'affido alternato raggiunge ormai il 40%  dei casi di divorzio e le continue ricerche dimostrano grandi benefici come illustrato da Malin Bergstrom del Karolinska Institute, tra cui una scarsa percentuale di minori che perdono contatto con uno dei genitori (13%). In questo contesto di equità genitoriale (e non solo, visto che non è previsto un assegno per l'ex coniuge ma solo per il mantenimento della prole) la conflittualità continua a crollare e ormai, secondo gli ultimi dati, solo il 2% delle coppie affronta un percorso giudiziale. Nell'esperienza del Comune di Malmoe le coppie che si rivolgono al sistema municipale di mediazione con successo, sono il 67-70%, quelle che vi vengono inviate in forma coatta dal giudice trovano invece un accordo in poco meno del 50%.
Anche in Belgio la diffusione massiva dell'affido paritetico ha raggiunto notevoli valori (circa il 30%) e malgrado ciò sono ancora allo studio nuovi provvedimenti legislativi per diffondere ulteriormente questa modalità di affidamento. Il “Nest Modell” (i figli stazionano nella casa e i genitori vi si alternano) rappresenta una piccola parte di tutte le sistemazioni post separative (meno del 3%).

Grossi risultati sono anche stati riportati negli ultimi anni dalla Danimarca: attualmente il 23% dei minori figli di separati vive secondo lo schema 7 giorni col papà e 7 con la mamma. Il 4% secondo lo schema 8/6, il 21% secondo quello 9-5 e solo il 12% dei minori perde contatto con l'altro genitore (in Italia è il 30%). La tendenza è comunque verso un deciso aumento.

In procinto di salire sul primo vagone anche la Spagna: ormai in Catalogna, Aragona, Baleari e Comunità valenciana l'affido materialmente condiviso (nella maggior parte dei casi alternato, negli altri dai 10 pernottamenti in su) ha ampiamente superato il 30% e punta decisamente verso il 40.
Inoltre prossimamente si aggancerà a queste regioni quella dei Paesi Baschi che ha promulgato nel 2014 una legge che dà priorità all'affido materialmente condiviso. La media nazionale di affido materialmente condiviso (custodia compartida) è del 21% perchè esistono nelle regioni meno sviluppate aree legate a vecchi stereotipi.

Nel secondo vagone, insieme all'Olanda, resta la Francia, sempre ancorata a un 17-19% ( a seconda degli studi) di affidamenti con almeno il 35% del tempo presso ciascun genitore. A questi dobbiamo aggiungere però una grossa fetta di affidi con ripartizione 30-70 data l'abitudine dei giudici transalpini di consentire grossi recuperi durante l'estate al genitore less involved (metà delle vacanze scolastiche estive invece dei nostri soliti 14-21 giorni).

Nel terzo vagone troviamo, ma probabilmente per poco tempo ancora, la Svizzera: questo paese fino a luglio 2014 non prevedeva l'affido condiviso e non garantiva nessun diritto ai padri biologici non sposati. nel luglio 2014 ha messo riparo a queste gravi mancanze e nel 2016 dovrebbe promulgare una legge che renderà prioritario l'affido materialmente condiviso (shared parenting).
In Austria e Germania la situazione è stazionaria (lo shared parenting in Germania riguarda attualmente circa l'8,1% dei minori, il 4.8 se ci limitiamo al range 60-40%, e ancora oggi il 17.2% dei figli perde completamente contatto con uno dei genitori dopo la separazione e una fetta robusta pari al 25,2% mantiene uno o massimo due contatti al mese). Nell'ottica del Ministero SPD della famiglia, è stato riportato, le priorità attualmente sono le famiglie tradizionali, quelle patchwork e quelle arcobaleno piuttosto che quelle separate.
Sempre nel terzo vagone troviamo anche i Paesi ex comunisti, la Grecia, il Portogallo, la Turchia e l'Italia che mantiene incomprensibilmente il record europeo e mondiale negativo di affido esclusivo al padre (0.7%). L'analisi ci mostra che i Paesi che hanno sperimentato l'affido materialmente condiviso si sono trovati bene registrando vistosi incrementi e contestualmente anche una riduzione sensibile della percentuale di minori che perdono contatto con uno dei genitori. I Paesi, come l'Italia, che sono rimasti legati a forme più arcaiche di affidamento e con magistrature più conservatrici e restie ad accettare le nuove evidenze a favore dell'affido materialmente condiviso, non mostrano segni di cambiamento e sono bloccati in un immobilismo assoluto. In questi Paesi la probabilità per un minore di perdere contatto con uno dei genitori dopo la separazione è del 30% e oltre. Al convegno erano presenti anche esponenti di USA e Canada.




Ned Holstein, National Parents Organisations, USA
Ned Holstein ha illustrato la complessa situazione di una Nazione con 50 legislazioni diverse e un modello legale meno codificato del nostro (common law). Su base statale le indagini rivelano un 83% di minori che vivono con la madre, un 7% col padre e un 10% in shared parenting ma esistono enormi differenze tra Stato e Stato. La situazione comunque è in evoluzione come dimostra la recente approvazione di una legge che rende prioritario l'affido materialmente condiviso nello Utah.

In Quebec, lo Stato più progredito del Canada in tema di bigenitorialità, la ricercatrice universitaria Marie Christine Saint Jacques ha precisato che l'affido alternato supera ormai il 25%  del totale e gli affidi non alternati ma inclusi nel range 65%-35% coprono oltre il 30% dei minori.
Applauditissimo l'intervento di Madame Hetto Gaasch, deputata presso il COE e vera artefice della risoluzione 2079 del Consiglio d'Europa in favore dello Shared Parenting, le cui motivazioni ha dettagliatamente illustrato: volontà di eliminare le palesi discriminazioni di genere nel campo della genitorialità, il desiderio di armonizzare prassi ingiustificatamente diversissime tra loro privilegiando quelle dei Paesi più evoluti, l'ambizione di favorire l'esercizio della genitorialità secondo canoni che la ricerca moderna ci indica come i più idonei a un corretto e sano sviluppo dei minori.

Hon. Hetto Gaasch, Consiglio d'Europa
“Ora”, ha sottolineato Madame Hetto Gaasch, “tocca però alle associazioni di genitori dei vari Paesi chiedere con forza ai propri Ministeri e ai propri governi il recepimento di questa risoluzione”.
(ndr) E, aggiungiamo noi che Ministeri e Governi siano consapevoli di ciò che accade e quanto funzioni, fuori dai loro stretti confini in materia di affidi minorili. Il convegno si è concluso con la formulazione di sette enunciati chiave che condensano i tre giorni di intenso lavoro.
In sintesi:
1-lo shared parenting è riconosciuto dagli esperti come utile per i minori ed è necessaria la promulgazione di leggi che lo promuovano senza ulteriori ritardi. 2-Un ampliamento in sede legale dello shared parenting include una diffusione della condivisione di autorità e responsabilità. 3-Lo shared parenting rappresenta la miglior forma di prevenzione di situazioni ad alto conflitto e di violenza tra genitori
4-Lo shared parenting non deve essere applicato in caso di abusi o violenza domestica a patto che siano documentati. 5-Lo shared parenting previene l'alienazione di un genitore nelle famiglie separate. 6- C'è la necessità in questo settore della necessità di un network multidisciplinare costituito da operatori sociali, mediatori e psicologi. 7-ICSP richiede con forza che i singoli Stati aderenti al COE adottino la risoluzione 2079 in tema di affidamento condiviso.

dall'alto a sin. Alex Masardo, UK, e Catalin Bogdan di ARPCC Romania entrambi con VittorioVezzetti, 
in basso i rappresentanti dai vari paesi del mondo intervenuti .


16/12/2015 La redazione


Matrix - Alienazione Genitoriale