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Sul Business Minori Fuori Famiglia

Written By Redazione on venerdì 28 giugno 2019 | 08:14


       Le associazioni per la tutela dei minori aderenti al Coordinamento “Colibrì”(https://www.colibri-italia.it/p/associazioni-italiane.html), in seguito ai gravissimi fatti relativi all’indagine “Angeli e Demoni” (che fanno seguito al caso dei “Diavoli della Bassa Modenese”, della medesima matrice delle vicende del Forteto e a innumerevoli storie simili) , e il “caso Veleno” di Reggio Emilia.;
Ritengono indispensabile segnalare al Governo e a tutti i membri dei partiti di maggioranza che la sequenza di fatti di cronaca emersi in un arco di tempo ristretto, rappresentano modalità in uso denunciate da tempo e che richiedono alcune fondamentali considerazioni e linee d’intervento.
Tra questa la più importante è sicuramente rivolta a fare chiarezza in un sistema rodato e quasi inattaccabile che prosegue la sua attività da anni ( “ma che regge”, come disse Spadafora quando ricopriva il ruolo di Garante dell’infanzia !).
Si tratta del Fenomeno dei Minori fuori famiglia già nel mirino di Panorama alcuni anni fa..

- Denunciamo meccanismi ed organizzazioni che si sono strutturate con la “gestione economica” dei migranti per finire alle più recenti di Torino su minori italiani estirpati senza leciti motivi dalle loro famiglie come i fatti di cronaca evidenziano (link a fondo pagina)
- Riteniamo sia doveroso far emergere con un censimento i numeri delle strutture adibite al conferimento di minori e il numero effettivo dei loro ospiti.
- Riteniamo sia necessaria istituire prima possibile delle task force regionali con poteri di controllo e verifica, costituite dalle associazioni “pulite” che si occupano di tutela minori ( ma non di gestione) per ispezionare a sorpresa le strutture di accoglimento dei bambini.
- Riteniamo inoltre indispensabile predisporre accertamenti sui capitolati operativi dei Servizi Sociali, importanti parti in causa nella filiera sottrattiva dei minorenni.
- Pensiamo infine che mettere al riparo le famiglie rimettendo mano al “diritto di famiglia” è più che mai indispensabile e non è un caso che il centro studi Hansel e Gretel ospitasse sul suo sito  accese critiche nei confronti della riforma del Diritto di Famiglia condotta da questa maggioranza parlamentare.


A tali riguardi, alcuni link alla recentissima cronaca:

> Responsabile Area Minori Centro Italia di Colibrì
Loredana Grecogrecoloredana@gmail.com
Amministratore di sostegno  e Tutore volontario dei minori fuori famiglia non accompagnati. Trib di PG.

> Responsabile Scientifico di Colibrì
Dr. Vittorio Vezzetti  Pediatravittoriocarlo.vezzetti@crs.lombardia.it
Presidente Ass. Figli Per Sempre nazionale

> Vice-Presidente e Responsabile Pubbliche relazioni e Comunicazione
Roberto Castellirc@per.rc-comunicazione.it  
Presidente Ass. Genitori Sottratti a.p.s. Genitori separati per la Bigenitorialità e la Tutela dei Minori


La relazione padre-figlio nello sviluppo affettivo del bambino

Written By Redazione on venerdì 7 giugno 2019 | 23:22

Il funzionale distacco del figlio dalla dipendenza materna inizia con lo svezzamento, dai 6/8 mesi ai 14.  Tra i 14 mesi e i due anni si matura l’indipendenza progressiva dalla figura materna e grazie alla maturazione della relazione padre-figlio, il bambino acquisisce una rappresentazione stabile di sé stesso e gestisce in modo autonomo l’angoscia da separazione che gli consente di stare con l’uno o l’altro genitore senza timori. 


la figura paterna svolga funzioni fondamentali a partire dal primo periodo post natale ed il suo ruolo si rivela essenziale per il miglior sviluppo del figlio, determinante alla sua fase di individuazione di sé come individuo “altro”, psichicamente autonomo, in grado di rivolgere l’affettività anche al di fuori della coppia madre-figlio e maturare una capacità verso tutte le altre figure significative per il resto della vita.


Lo sviluppo affettivo nel bambino

L’esiguo tempo insieme al padre non favorisce nei bambini lo sviluppo di uno stile di attaccamento sano e sicuro nei confronti della figura paterna e ciò può creare in essa una frattura biografica che può incidere sul suo senso di sicurezza e rappresentazione di sé. Si verifichi, mediante la letteratura vigente (autori Bowlby, Winnicott, Stern, Mahler, Steele e a tal proposito si consultino libri come “La teoria dell’attaccamento”, “Costituzione e rottura dei legami affettivi” e “Una base sicura” e “Dalla culla alla tomba”, “Sviluppo affettivo e ambiente”), come lo stile di attaccamento rivesta un ruolo centrale nell’individuo, influenzando lo sviluppo della sua personalità. Non è solo la figura materna (quando idonea) ad essere importante per il sano sviluppo di uno stile di attaccamento adeguato, anzi, la figura paterna riveste un ruolo altrettanto centrale: promuove nel bambino (e secondariamente aiuta a superare) una fase di sviluppo importantissima, detta “fase di individuazione e separazione”. Questa fase permette al bambino di riconoscersi come individuo altro, separato dalla figura materna: spiegato in altri termini, tale fase favorisce la regressione materna incoraggiando la separazione, condizione essenziale e necessaria per evitare e impedire la fusionalità con la madre. Tale fusionalità non permetterebbe al bambino di essere psichicamente autonomo da quella figura e favorirebbe in seguito lo sviluppo di una dipendenza emotiva nei confronti delle future figure significative (amici/che, compagni/e ecc); pertanto, questa tappa di sviluppo, unicamente promossa dalla figura paterna, risulta fondamentale affinché l’affettività del figlio possa essere guidata verso nuove mete in modo da non diventarne dipendente emotivamente. Il modello teorico al quale si sta facendo riferimento è di matrice relazionale, derivando dalle osservazioni di Winnicott (1960) secondo cui i genitori ed i figli esistono solo in relazione reciproca. L’evoluzione della teoria dell’attaccamento assume qui un rilievo di primo piano: la garanzia di una base emotiva sicura nell’infanzia facilita lo sviluppo dell’autostima, delle capacità di funzionare in modo autonomo e di provare empatia per le atre persone (Steele, 1980).

Le tappe di separazione durante la prima infanzia
Il processo di separazione-individuazione è un vero e proprio percorso che il neonato affronta per differenziarsi dalla madre e trovare il proprio posto nel mondo esterno. Col termine “separazione” si fa riferimento al distacco dal rapporto simbiotico con la madre, mentre l'individuazione è il riconoscimento di sé e delle proprie caratteristiche.
La Mahler individua 4 fasi:
  1. Tra il quarto e l'ottavo mese il bambino sviluppa la propria immagine corporea grazie alle maggiori possibilità di movimento. Queste rende possibile riconoscere e ricostruire l'immagine del proprio corpo.
  2. Tra l'ottavo e il quattordicesimo mese si assiste alla sperimentazione: il neonato che cammina e ha maggiori possibilità di movimento decide consapevolmente di avvicinarsi o allontanarsi dalla madre. Ciò gli permette di gestire in modo autonomo l'angoscia della separazione.
  3. Tra il quattordicesimo mese e i due anni il bambino passa da momenti di allontanamento e momenti di riavvicinamento dalla madre con il conseguente consolidamento percettivo di sè stesso, se si consolida l’indipendenza relazionale della coppia padre-figlio.
  4. L'ultima fase, è chiamata "Costanza dell'oggetto libidico": il bambino di sente veramente separato dalla madre perché ne ha una rappresentazione stabile che gli permette di sopportare felicemente la sua lontananza. Si conclude al terzo anno se ha trascorso serenamente il passaggio indicato al punto 3.
IL padre si interpone tra madre e figlio/a: la Legge del Padre, teorizzata da Lacan, rappresenta quel necessario e impossibile svezzamento dell’infante dal seno e viceversa della madre dalla bocca del lattante (Parat, 1999), perché comporta la rimozione del desiderio materno e l’accesso al simbolo, il mondo, gli altri.
Il padre è il garante dell’esistenza di un ordine culturale costitutivo del discorso, di cui non è il legislatore onnipotente, perché anch’egli vi si sottomette per diventare un soggetto (Aulagnier, 1975). Escluso dal registro della sensorialità, il padre ha un ruolo metaforico e rappresenta la legge del linguaggio che permette al/la bambino/a di acquisire la sua identità. Egli apre la crescita psicologica infantile alla cultura, alla socialità, all’ordine delle generazioni e alla differenza dei sessi.
Nella trasmissione del nome, infine, paga il debito con il suo genitore, debito che ora passa al/la figlio/a (Bydlowski, Il debito di vita, 1997) permettendogli di divenire genitore a sua volta, perché lo/a separa dal rapporto incestuoso con la madre, avvicina alla dimensione simbolica, ne sostiene lo sviluppo psichico, si offre come modello di identificazione.

Dal processo di simbiosi madre-bambino, all’interno del quale viene stabilito un saldo fondamento di esperienza buona e di fiducia di base, si passa gradualmente a un progressivo processo di separazione e differenziazione, ed è la stessa madre ad avere un ruolo basilare nel permettere e facilitare tale separazione (Winnicott, 1958, 1971). Mahler e colleghi (1975), nel loro lavoro sulla separazione/individuazione, hanno ben messo in rilievo come, quando la separazione è in corso e il bambino diviene mobile, i padri comincino a diventare più importanti. «È come se il padre, in quanto padre, fosse trovato lì nel mondo che comincia a essere scoperto» (Wright, 1991, trad. it. pag. 150) come qualcuno che è più chiaramente “altro da me” fin dall’inizio.
In questo senso, Kenneth Wright, nel suo libro Visione e separazione. Tra madre e bambino, ha ben sintetizzato a mio parere quale sia il ruolo del padre nel facilitare lo sviluppo della struttura psichica del bambino: «il padre aiuta a garantire lo spazio in cui il mondo può essere scoperto ed esplorato» (Ibidem, trad. it. pag. 164).
Indipendentemente dalla declinazione che il concetto di cura ha per la psicoanalisi, il ruolo del padre è centrale, inizialmente per il sostegno dato alla madre, successivamente per la sua funzione di modulatore della separazione all’interno della coppia madre-bambino e per consentire passaggio da legami di tipo diadico a legami di tipo triadico.

E’ da sottolineare come la figura paterna svolga funzioni fondamentali a partire dal primo periodo post natale ed il suo ruolo si rivela essenziale nella triangolazione edipica della scelta d’oggetto. È anche grazie allo svolgimento della funzione paterna che la diade madre-bambino può adempiere in maniera funzionale al proprio compito evolutivo. Come evidenzia Bollea (1999, Le madri non sbagliano mai, Feltrinelli, Milano) è essenzialmente attraverso la figura paterna che il bambino può evolvere nel suo adattamento al mondo ambiente e lo stabilirsi di una relazione significativa, stabile e sicura consente al figlio di accedere ad un adeguato sviluppo sociale ed emotivo.
Inoltre, la peculiarità di base della funzione paterna è proprio quella di favorire e promuovere il processo di separazione dalla madre: sia per il maschio, che per la femmina, è necessario un continuo spostamento del legame identificatorio, sia con la madre che con il padre, ma ciò è possibile nel caso in cui l’oggetto genitoriale è strutturato in forma equilibrata, ovvero entrambe le figure possono ricoprire il proprio ruolo forte, libero, ma anche integrato. Al padre è simbolicamente affidato il compito di traghettare gradualmente il figlio dal territorio materno a quello della società favorendo l’emancipazione dall’infanzia e il suo ingresso nel mondo adulto. In altre parole è il padre che contiene e progressivamente delimita quel rapporto stretto e totalizzante esistente tra madre e figlio.
Viceversa, nei casi in cui la figura paterna non possa svolgere il proprio ruolo, la forclusione del padre conduce all’organizzazione di un oggetto-madre eccessivamente potente, che produce sentimenti di incapacità, di paura, di frustrazione e soprattutto abbandonici e il/ la figlio/a si riempie di sentimenti di Falso Sé, ossia di un’onnipotenza fantasticata, proprio in quanto il padre viene svalorizzato e “sostituito” e all’infante non resterà che cercare un rapporto con la madre che lo liberi dal timore di essere abbandonato.
Affinché la relazione madre-figlia possa essere “sufficientemente buona”, è necessario che la figura del terzo non sia esclusa, in quanto il terzo rappresenta un separatore, con l’importante funzione di impedire la confusione delle identità e allo stesso tempo di mediare nel rapporto della diade madre-figlia, poiché controbilancia il dominio reciproco tra madre e figlio/a.
Alcuni autori studiano gli effetti della deprivazione paterna sui minori. Tali ricerche evidenziano che non solo la deprivazione paterna provoca un grave danno al figlio, ma, soprattutto, che il livello di accudimento con cui un genitore si occupa del figlio è direttamente correlato al grado di realizzazione esistenziale del figlio stesso. Tale concetto è ben espresso dalle parole della famosa psicologa Dionna Thompson “la guerra contro il padre è in realtà una guerra contro i figli; il punto non è semplicemente il diritto dei padri o il diritto delle madri, ma il diritto dei figli di avere due genitori che si occupino attivamente della loro vita”.

Sostegno alla riforma dell'Affido Condiviso

Written By Redazione on sabato 16 marzo 2019 | 05:21


Marzo 2019

COMUNICATO

IN SOSTEGNO AL D.D.L. S 735-2018 SULLA RIFORMA DELL’AFFIDO CONDIVISO:
e al lavoro costruttivo che la Commissione Giustizia del Senato sta svolgendo, al fine di pervenire a un D.D.L. unificato, risultante dalla sintesi dei vari disegni di legge sul tema presentati in questa legislatura, apportando una sintesi che tenga conto, apportando le opportune modifiche, di tutti i documenti tecnici, favorevoli o contrari, presentati democraticamente in audizione.

Assistiamo da tempo a una massiccia azione disinformativa, improntata a travisare i punti cardine del disegno di legge 735. Falsità e infamanti accuse, frutto di un discredito consapevole (ideologico, o professionalmente interessato), che ha la finalità palese di confondere e disorientare la gente, creando ad arte un’opposizione preconcetta, “pilotata” da una regia strategicamente avversa, che non è affatto interessata a leggere nel D.D.L. le indicazioni provenienti dall’Europa e dalla Corte di Giustizia per i Diritti Umani, che hanno più volte condannato le prassi della “giustizia” separativa del nostro Paese, invitando lo stesso a adeguare le stesse alle best practices, comuni ai paesi socialmente, culturalmente e giuridicamente evoluti.

E’ in gioco il diritto inalienabile dell’infanzia a una autentica bigenitorialità, normativamente introdotta dal legislatore con la Legge 54/2006, sostanzialmente disapplicata (falso affido condiviso = vero affido esclusivo), nell’ulteriore considerazione che il vero “cambio di passo” della riforma che verrà non può che essere un contesto di regole separative eque, per una uguaglianza genitoriale, in senso morale e giuridico, a oggi ancora lungi da venire a causa di un diffuso pregiudizio antipaterno.
L’origine delle falsità e delle resistenze trova uno dei suoi fulcri all’interno di Partiti politici, che alle recenti elezioni sono stati sonoramente puniti dagli italiani, il che ci indica due cose: la prima è che questa alzata di scudi è uno sbarramento ideologico politicizzato; la seconda, che con l’interesse dei minori ciò nulla abbia a che fare. Stiamo invece andando nella giusta direzione, proprio per la natura trasversale (e non partitica, o confessionale) della riforma, immanente alla Società civile, che noi firmatari rappresentiamo in quanto Associazioni bigenitoriali di genitori separati italiani, uno dei bacini sociali più vasti - e più vituperati - di disagio sociale del Paese.
Occorre un cambiamento di passo normativo e giurisdizionale, verso il riconoscimento - anche nei procedimenti legali - di diritti civili a oggi negati.
Desiderare di stare accanto ai propri figli, responsabilmente, anche dopo una separazione, è legittimo, conforme a principi costituzionalmente garantiti e auspicabile: certo non coincide con la deriva valoriale di chi mira a una società “liquida” e facilmente disgregabile, come vorrebbero i detrattori del D.D.L. 735, che obliteri e annichilisca una (e a volte perfino due) delle figure genitoriali, a fini di svilimento della cellula fondamentale della Società, la famiglia.
Ciò, a mente del fatto che l’ottimo sarebbe una famiglia biologica unita, mentre nel malaugurato caso di un evento separativo è essenziale che la coppia genitoriale dialogante prosegua per il bene della prole: lo Stato dovrebbe soltanto fissare le regole e applicarle con equità, per il benessere sociale e la pacificazione di un’assurda guerra “di genere” per accaparrarsi privilegi. Siamo certi, pertanto, che nulla cambierà rispetto al recente passato se, nell’ambito dell’affido dei minori, non si prenderanno decisioni coraggiose e determinate a consentire il corretto esplicarsi della bigenitorialità, quale passaggio fondamentale per creare genitori “migliori”, sempre più consapevoli, e figli più sereni.
Le Associazioni firmatarie del presente comunicato, che dal Sud al Nord del Paese sostengono il D.D.L. 735, sono tutte direttamente coinvolte e in prima linea in una campagna informativa basata su valori fondanti comuni, e forniscono testimonianza qualificata della necessità della transizione del sistema separativo verso una riforma necessaria e urgente, motivo per cui sono in fiduciosa attesa del testo “unificato” del disegno di legge, che la Commissione Giustizia elaborerà a breve.
Dette Associazioni sono anche le prime a testimoniare il disvalore a livello sociale, anche individualmente deleterio sul piano psicoaffettivo e financo della salute fisica, prodotto dalla perdita di continuità affettiva verso i figli, quale fenomeno conseguente all’emarginazione forzata di uno dei due genitori, come dimostrato dalla stragrande maggioranza dei provvedimenti, che una colpevole magistratura ha emesso - sia pure con eccezioni illuminanti - vanificando di fatto per 13 anni il valore intrinseco della Legge 54/ 2006, definita dalla dottrina “la legge tradita”.
Il D.D.L. 735, oltre a sostanziare in modo più compiuto il concetto fondamentale di diritto alla bigenitorialità, mette al centro i figli ed il loro bisogno di accudimento da parte di entrambi i genitori, avvalorato, oltre che dal comune sentire, anche da molteplici studi scientifici internazionali*, che chiaramente e incontrovertibilmente evidenziano le conseguenze negative della perdita di contatto (o, peggio, della alienazione parentale, o disaffezione forzata che dir si voglia) con un genitore:

*Studi Internazionali metanalitici a supporto: Suenderhauf 2013 – Nielsen 2014 -  Vezzetti 2016

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Mauro Lami 
Presidente Papà Separati Liguria e protempore di COLIBRI’

SOLIDALI verso il DDL A SEGUIRE CONDIVIDONO

PER COLIBRI’:

- Ass. Nonne e Nonni penalizzati dalle separazioni Onlus, Roma
- Ass. Genitori Sottratti, Bologna
- Ass. per le Nuove famiglie, Cagliari
- Ass. Figli Contesi, Oristano
- Ass. Papà e Mamme separati Toscana “A Tutela dei Minori” Onlus
- Ass. Aiutiamo le famiglie, Roma
- Ass. Help Family, Roma
- Ass. Genitori Separati insieme per i Figli GESIF Onlus, Friuli Venezia Giulia
- Ass. Genitori separati e Figli, Torino
- Ass. Genitori Separati, Novi Ligure
- Ass. Figlipersempre Nazionale
- Ass. Figlipersempre, Trentino Alto Adige
- Ass. Figlipersempre, Pavia
- Ass. Figlipersempre Milano, Monza e Brianza
- Ass. Genitori Separati dai Figli, Schio
- Ass. Papà separati, Torino
- Ass. Papà separati & figli, Torino
- Ass. Papà separati, Asti
- Ass. Papà separati Liguria
- Ass. Papà separati, Roma
- Ass. Vater Aktiv, Bolzano
- Movimento femminile per la parità genitoriale- Nazionale



ALTRE ASSOCIAZIONI e Movimenti Civici

- Ass. Mantenimento Diretto - Movimento per l’Uguaglianza Genitoriale
- Ass. Figli Liberi, Bergamo
- Ass. Famiglie Separate Cristiane, Milano
- Ass. Ricerca e Cambiamento, Lazio
- Ass. Papà separati, Brescia
- Ass. Bi.Genitori Diritti dei Minori Onlus, Cremona e Mantova
- Ass. GE.SE. Genitori Separati, Foggia
- Ass. Nessuno tocchi Papà, Bologna
- Ass. Diritto Minori, Milano
- Ass. Papà Separati dai Figli, Puglia
- Ass. Papà Separati, Vibo Valentia
- Ass. Papà separati Milano
- Ass. Genitori Separati dai Figli GESEF, Roma
- Ass. Figli Negati, Roma
- Ass. Papà separati Lombardia, Milano
- Ass. Pater Families, Catania




Ordine Nazionale degli Psicologi: Segnalazione alla Commissione Giustizia del Senato.

Written By Redazione on giovedì 14 febbraio 2019 | 08:00



11 Febbraio 2019

Segnalazione alla Commissione Giustizia del Senato
 Facendo seguito all’audizione in data 31/01/2019 del presidente del Consiglio Nazionale degli Ordini degli Psicologi (CNOP), dott. Fulvio Giardina, e della consigliera Antonella Bozzaotra, da parte della 2^ Commissione (Giustizia) del Senato della Repubblica nell’ambito dell’esame dei ddl n. 45, 118, 735 e 837 in tema di affido di minori, in data 7 febbraio 2019 il CNOP formulava un parere tecnico sul ddl 735 in materia di affidamento condiviso. http://www.psy.it/wp-content/uploads/2019/02/Documento-CNOP-Pillon_Parere-II-Commissione-Giustizia.pdf
In esso veniva riportato: “Il luogo prevalente di vita del minore, soprattutto in età infantile, deve essere uno ed uno solo, unico e privilegiato. L’interferenza dell’ambiente sul regolare processo di sviluppo del minore è ampiamente dimostrata dalla letteratura scientifica, al punto da influenzarne la salute.    Su questa specifica criticità si segnalava la seguente bibliografia:
1) Nielsen, L. (2013). Shared residential custody: Review of the research. American Journal of Family Law, 27(1), 61-71; 2) Zartler, U., & Grillenberger, K. (2017). Doubled Homes—Doubled Social Ties? Children's Relationships in PostDivorce Shared Residence Arrangements. Children & Society, 31(2), 144-156; 3) van der Heijden, F., Poortman, A. R., & van der Lippe, T. (2016). Children's postdivorce residence arrangements and parental experienced time pressure”
Premesso che il terzo studio citato non riguarda i minori ma è uno studio sullo stress dei genitori e che il secondo è un micro-studio su 14 (quattordici) ragazzini di età compresa fra 10 e 14 anni relativamente allo sviluppo di reti amicali e sociali nei diversi tipi di affido, la citazione del primo studio RAPPRESENTA UN FATTO DI INAUDITA GRAVITA’ CHE CI DIMOSTRA IL LIVELLO CUI GLI AVVERSARI DELLA RIFORMA SONO ARRIVATI NELLA LORO LOTTA.
Basti sapere che la studiosa Linda Nielsen, leader mondiale nel campo della ricerca empirica e meta analitica in tema di affidamento dei minori, la cui serietà il cui rigore scientifico sono riconosciuti a livello planetario, avvisata dal Presidente dell’European Platform for Joint Custody Vittorio Vezzetti con cui è da tempo in contatto, reagiva vigorosamente diffidando il CNOP dall’uso improprio dei suoi studi che portano invece a conclusioni opposte a quelle riportate nel documento e richiedendo scuse per la mistificazione del suo pensiero che, come noto a tutti gli studiosi internazionali, e’ a favore dell’affido materialmente condiviso e anche nella forma paritetica, persino nei bambini sotto i tre anni.
Di seguito la lettera inviata dalla Professoressa Nielsen al CNOP e spedita per conoscenza al Dott. Vezzetti e al Sen. Pillon: “It has come to my attention that my paper (Shared residential custody: Review of research, Am J Family Law) is being cited as evidence that shared physical custody is not in the best interests of children under the age of three. First, this particular paper does not make any comments at all about the outcomes for children in shared physical custody (attached). It is clear that whoever wrote this statement about my paper did not read the paper. Second, in all of the papers where I have presented the outcomes for children (see attached), children under the age of three in shared physical custody have equal to better outcomes than those in sole physical custody. The person or persons who made these false statements about my paper need to write an immediate retraction to the committee. Their retraction should state: "We were completely incorrect in citing Nielsen's paper as evidence against shared physical custody. She made no such comments in that paper. In all of Nielsen's reviews of the research, even young children have equal to better outcomes in shared physical custody than in sole physical custody. We sincerely apologize to Dr. Nielsen and to the committee for having made this major error.  I want this statement sent to me as well, so that I am assured that the correction has been made.
Dr. Linda Nielsen Professor of Adolescent & Educational Psychology Box 7266 Winston Salem, NC 27109
TRADUZIONE DELLA LETTERA DI LINDA NIELSEN AL CNOP
"E’ stato portato alla mia attenzione che il mio studio (Shared residential custody: Review of research, Am J Family Law) è stato citato come prova che l’affidamento materialmente condiviso non è nel migliore interesse di bambini sotto i tre anni. Innanzitutto, questo particolare articolo non fa nessun tipo di commento circa i risultati per i bambini in custodia materialmente condivisa (in allegato). È chiaro che chiunque abbia scritto questa dichiarazione riguardo questo articolo non ha neppure letto l’articolo medesimo. Secondo, in tutti gli studi in cui ho presentato dei risultati per i bambini nelle diverse modalità di affidamento (vedi allegato), i bambini sotto i tre anni in affidamento materialmente condiviso sono risultati avere risultati eguali o migliori rispetto a quelli in custodia materialmente esclusiva. La persona o le persone che hanno fatto queste false affermazioni sulla mia ricerca devono scrivere una immediata ritrattazione al comitato.
La loro ritrattazione dovrebbe indicare: "Siamo stati assolutamente scorretti nel citare il documento di Nielsen come prova contro la custodia materialmente condivisa. Infatti in quella ricerca Linda Nielsen non ha fatto assolutamente commenti del genere. Inoltre in tutte le rivisitazioni critiche della ricerca (ndr: internazionale) da parte di Linda Nielsen, anche i bambini piccoli hanno mostrato di avere risultati o uguali o migliori rispetto a quelli in affido materialmente esclusivo. Ci scusiamo sinceramente con la Dr. Nielsen e con il comitato per aver commesso questo grave errore”.
Voglio che questa affermazione mi venga inviata, così sarò certa che la correzione sarà stata fatta.

Dr. Linda Nielsen Professor of Adolescent & Educational Psychology Box 7266 Winston Salem, NC 27109

CONCLUSIONE
Crediamo che un evento del genere, nella sua inaudita gravità di metodo, possa indurre definitivamente gli onorevoli Senatori a riflettere su quanti interessi e privilegi possano nascondersi dietro la battaglia contro la riforma dell’affidamento condiviso.
Segnaliamo che lo stato dell’arte circa i risultati della ricerca scientifica in tema di affidamento condiviso sono già stati depositati presso la Commissione e sono contenuti nei documenti depositati dal Dottor Vittorio Vezzetti per conto della Associazione di Associazioni COLIBRI.  
Auspichiamo che l’increscioso episodio serva a dare una doverosa accelerazione ad una riforma attesa da troppo tempo dalla società italiana.

Con i migliori saluti e l’augurio di buon lavoro,

Mauro Lami
Presidente Colibrì, Coordinamento Interassociativo per la Bigenitorialità e le Ragioni dell’Infanzia.


Matrix - Alienazione Genitoriale