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Uguaglianza e differenze di genere nel sistema educativo italiano

Written By Redazione on giovedì 8 aprile 2021 | 11:20


Uguaglianza, equità e differenza di genere nei sistemi educativi e formativi italiani.
La questione maschile

publied on 02/04/2021
Alessandra Cova, Mattia Ebro, Fulvia Siano

La nostra sensibilità professionale come Associazione Perseo si esprime nell’aiuto alle persone, con particolare attenzione all’universo maschile, affinché possano trovare ascolto e accoglienza aiutandole a comprendere come uguaglianza e differenza siano parte integrante dell’essere umano e come si possano esprimere in varie modalità che modellano il comportamento stesso. Una delle più evidenti forme in cui siamo soliti riscontrare uguaglianze e differenze è l’ampia questione del genere, questione dibattuta fino allo sfinimento sui media e sempre alla ricerca di una risposta unica e assoluta. Ma sappiamo anche che la storia personale e ambientale di ognuno di noi, indipendentemente dal genere, agisce da modellatore della personalità, soprattutto le variabili ambientali possono avere un forte impatto sulla formazione dei meccanismi di difesa, di quei meccanismi che adottiamo come antidoti efficaci ed efficienti a reagire alle situazioni con cui veniamo in contatto, come anche gli stereotipi di genere che si apprendono dalla cultura di appartenenza e con cui modelliamo il nostro pensiero.

La storia ambientale, quindi, dipende dal sistema familiare in cui si cresce, ma anche dal primo sistema sociale esterno alla famiglia con cui il bambino viene in contatto: la scuola. La scuola – partendo dai primi passi nella scuola primaria fino a giungere alla conclusione del percorso, che si può collocare o al conseguimento del diploma superiore o al conseguimento del diploma di laurea – accompagna gli studenti in un percorso temporale compreso tra i tredici e diciotto anni, un periodo che scorre parallelo ad importanti momenti dello sviluppo, accompagnando la persona nel passaggio da bambino a giovane adulto.

Sorge spontanea una domanda, e cioè le tematiche educative, così come sono rappresentate nel nostro paese, quale principio perseguono nella questione di genere? Per cercare di comprendere come sia distribuito il fenomeno abbiamo  deciso di svolgere un’ indagine per cercare di capire se effettivamente esita una differenziazione in base al genere nella trattazione delle tematiche educative, di come questa eventuale differenziazione possa impattare sul necessario e fondamentale rispecchiamento nei confronti del corpo docente da parte degli studenti maschi, senza trascurare un fenomeno molto più diffuso di quanto si voglia ultimamente parlare: l’abbandono scolastico.

Uguaglianza o equità?

Nell’italiano colloquiale, uguaglianza ed equità, non presentano alcuna differenza; li usiamo nel quotidiano indistintamente. La differenza, invece, per quanto solo apparentemente sottile, è presente e non è assolutamente marginale. Il dizionario Treccani definisce l’uguaglianza come “[…] condizione per cui più persone o collettività hanno diritto a essere considerate tutte alla stessa stregua, cioè pari, soprattutto nei diritti politici, sociali ed economici”; mentre definisce l’equità come “Giustizia che applica la legge non rigidamente, ma temperata da umana e indulgente considerazione dei casi particolari a cui la legge si deve applicare […]”. Questi due principi mirano allo stesso obiettivo, ma hanno basi differenti; se l’uguaglianza ha alla base uno spettro di oggettività, ovvero che tutti siamo uguali e identici, l’equità ha alla base la soggettività e particolarità del/dei singolo/i caso/i.

Per fare un esempio, il sistema fiscale italiano, come molti altri, ha alla base il principio giuridico della proporzionalità (quindi della ripartizione equa rispetto ai singoli introiti) e non quello dell’uguaglianza, in quanto sarebbe disastroso e anticostituzionale distribuire in modo uniforme e identico la tassazione per i suoi cittadini ricchi e per i suoi cittadini poveri. La questione si fa più spinosa se dal regime fiscale si passa alle tematiche educative. I sistemi e le politiche educative e formative italiane quale principio perseguono nella insidiosa e difficile questione di genere? Quello dell’uguaglianza o dell’equità?

I dati sulla povertà educativa maschile in Italia

Molto in questi ultimi anni si è politicamente discusso, progettato e finanziato a favore dell’istruzione femminile, soprattutto per incentivare e promuovere la presenza femminile nel lavoro, nell’imprenditoria e nei settori disciplinari STEM ovvero ScienceTechnologyEngineering e Mathematics. Le statistiche dell’ISTAT, infatti, vedono una prevalenza femminile tra i disoccupati e tra i NEET (Not in Education, Employment or Training), ovvero quei giovani “scoraggiati” che non sono interessati alla ricerca né di un lavoro, né sono impegnati in percorso scolastico/universitario o formativo. La strada è purtroppo ancora lunga, ma il motore decisionale politico/amministrativo europeo e italiano è attualmente in moto.

La questione educativa/formativa femminile, però, è solo una delle due facce della medaglia. I dati ISTAT raccontano anche un’altra tipo di emergenza educativa: quella maschile. In Italia i giovani uomini di età compresa tra i 18 e i 24 anni, che hanno abbandonato gli studi con al più il diploma di scuola secondaria di primo grado, nel 2019 rappresentano il 15,4 % degli studenti, anche se è un dato in lieve decrescita nell’ultimo triennio. I ripetenti della scuola secondaria di primo grado nel 2018 sul territorio nazionale sono composti dal 66,9 % da giovani uomini. I ripetenti maschili a livello nazionale della scuola secondaria di secondo grado nel 2018 rappresentano il 65,38 % del totale. Per quanto riguarda le iscrizioni alla scuola secondaria di secondo grado, nel 2018, solo il 34,7 % dei discenti maschili sceglie per il proprio percorso scolastico un liceo mentre la maggioranza (42,6%) si dirige verso istituti tecnici e il 21,4 % sceglie un istituto professionale.

Il sistema educativo italiano (come quello tedesco, olandese, belga e austriaco) è un sistema a differenziazione precoce, perché impone di compiere una scelta ad un’età molto giovane, amplificando di fatto la dipendenza fra la scelta, condizioni familiari e di genere. I dati non mostrano situazioni migliori per quello che riguarda l’università. Nel triennio 2015-2017 gli immatricolati uomini rappresentano il 44,62% (2015), 45,02% (2016) e il 45,18% (2017) degli immatricolati totali. Anche gli iscritti maschili nel territorio nazionale si attestano al 43,75 (2015), 44,07 % (2016) e il 44,44 % (2018) degli iscritti totali. L’ISTAT ci mostra come il lavoro della politica italiana ed europea stia raccogliendo i suoi timidi frutti per le immatricolazioni femminili nei settori scientifici, chimico-farmaceutici, geo-biologici, ingegneristici ed economico-statistici, registrando una crescita nel triennio 2015-2017 del +2,32% sul totale degli immatricolati e attestando le immatricolazioni femminili al 31,59% sul totale delle donne immatricolate in università nel 2017.

Le iscrizioni femminili nei percorsi accademici STEM si attesta al 40,28% nel 2017 con una crescita sul totale degli iscritti dello 0,61% nel triennio 2015-2017. Il gender gap, però, nei percorsi formativi orientati all’insegnamento è ancora drammaticamente problematico. I dati ISTAT sulle immatricolazioni ai corsi di laurea del gruppo insegnamento per il triennio 2015-2017 mostra come gli uomini scelgano sempre meno di “fare l’insegnante da grandi”. Sul totale degli uomini immatricolati solo lo 0,86% (2015), 0,79% (2016), 0,80% (2017) ha scelto per la propria formazione universitaria un percorso indirizzato all’insegnamento, mentre la presenza femminile si attesta stabilmente attorno all’8%. Per quello che riguarda le iscrizioni a percorsi formativi terziari del gruppo insegnamento i dati non sono molto dissimili. Nel 2015 si attestano al 0,86%, nel 2016 allo 0,87% e nel 2017 allo 0,93%, mentre quella femminile rientra, come le immatricolazioni, all’8% circa.

La così continua femminilizzazione del corpo insegnante – nel 2014 su 645.3491 insegnanti nei tre livelli scolastici si evince che nell’educazione primaria le donne rappresentano ben oltre il 90% mentre nell’educazione secondaria si attesta al 70% circa2 – evidenzia come esista una sorta di complicità di genere e di rispecchiamento tra docente-studente, che condiziona il processo di insegnamento e la valutazione degli apprendimenti. La limitata presenza di uomini tra i professori può produrre disuguaglianza, poiché determina, per gli allievi maschi, una minore possibilità di “sintonia” con i docenti, nonché notevoli svantaggi nello sviluppo di un processo di apprendimento non neutrale rispetto al genere. Inoltre, sarebbe necessario approfondire maggiormente tale questione attraverso ricerche ad hoc, anche per comprenderne il nesso con i fenomeni di abbandono precoce, ritardo e insuccesso scolastico, particolarmente diffusi tra i ragazzi3. Infatti, gli uomini hanno tassi scolastici peggiori se comparati alla controparte femminile.

Nel 2017, secondo le ultime rilevazioni ISTAT, il tasso di iscrizione maschile ad un percorso universitario è del 33%, mentre il tasso delle studentesse iscritte rappresenta il 44,5%. Il tasso di conseguimento del primo titolo universitario – sempre nel 2017 – è del 27,5 % contrapposto al 40,3% femminile, mentre il tasso di conseguimento di una laurea magistrale si afferma al 16,5% per gli uomini e il 24,01% per le donne. Nei 3 casi analizzati gli uomini fanno peggio del tasso nazionale: 38,5% per il tasso di iscrizione, 33,8% per il tasso di conseguimento del primo titolo universitario e 20,2% per il tasso di conseguimento di una laurea magistrale. Questi non sono gli unici dati che dimostrano l’esistenza di una seria questione maschile. Le rilevazioni ISTAT sui suicidi delle persone con un’età di 15 anni e oltre, nel triennio 2015-2017, vede su un totale di 4071 (2015), 3904 (2016), 3959 (2017) suicidi il 77,70%, 78,43%, 78,08% di suicidi maschili. La popolazione penitenziaria era costituita, nel 2017, dal 96,60% uomini.

Secondo una indagine compiuta nel 2014 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in collaborazione con Caritas Italiana, l’ISTAT e la Federazione Italiana Organismi per le Persone senza dimora, l’85,7 % dei senzatetto in Italia è composta da uomini4. Anche le morti sul lavoro mostrano uno squilibrio sostanziale: su un totale di 1156 incidenti mortali denunciati all’INAIL del 2019, 1061 (91,78%) sono uomini. Questo squilibrio è rilevabile anche sui i dati sul consumo di alcolici, tabacco, droghe, la lettura e la frequenza di visite mediche di routine. La questione maschile presenta, a differenza di quella femminile, lo stigma più grave dei nostri tempi: il silenzio e l’indifferenza politica/amministrativa/mediatica, sia nazionale che europea. Un silenzio che provoca una scarsezza di ricerche, di dati, di informazioni che poi si tramuta in una completa assenza di decisioni politiche, fondi e finanziamenti.

L’obiettivo di un sistema educativo equo e egalitario

All’interno del dibattito accademico è proprio negli ultimi anni che prende sempre più piede l’idea che l’uguaglianza debba concretizzarsi alla luce della eterogeneità e della evidente differenziazione interna della popolazione scolastica, sotto il profilo delle condizioni di partenza (genere, background socioeconomico, nazionalità ecc.), ma anche alla luce delle motivazioni, aspirazioni e impegno individuali. Si può parlare, a questo proposito di una sorta di “doppia contingenza” nella quale si trovano coinvolti i sistemi di istruzione e formazione: si tratta, in sostanza, da un lato di dar seguito all’uguaglianza delle opportunità e, dall’altro, di assegnare al contempo valore alle diversità o alle differenze5. Una diversità che a questo punto riguarda, concretamente, anche il genere maschile che rappresenta il “sesso debole” per quanto riguarda la povertà educativa, ma anche la salute, la salute mentale, i rischi sul lavoro e la povertà economica.

Questa “doppia contingenza”, alla quale tutti i sistemi di istruzione e formazione sono chiamati a perseguire oggi, è parzialmente disattesa in Italia e in Europa. I programmi italiani ed europei rivolti all’istruzione e formazione tendono a perseguire una uguaglianza delle opportunità sul versante femminile, senza perseguire la stessa strada a livello maschile e completamente disattendendo quella valorizzazione delle diversità e differenze. Per perseguire l’ideale di una scuola come laboratorio di cittadinanza attiva bisognerebbe garantire l’uguaglianza delle opportunità, ma anche l’equità nella valorizzazione dei talenti, tenendo conto della specificità dell’intera popolazione scolastica, creando programmi e progetti nazionali/europei ad-hoc rivolti a contrastare anche la preoccupante crisi educativa maschile.

L’obiettivo di un sistema educativo equo e egalitario acquista una grande rilevanza prospettica in quanto avrà grande ricaduta sulla vita dei soggetti che saranno maggiormente propensi alla formazione continua (lifelong learning), alla funzione di “protezione” dell’educazione e della cultura (soprattutto nei confronti del rischio di vulnerabilità socioeconomica) e nella realizzazione personale e professionale del proprio progetto esistenziale6. Dalla nostra indagine, svolta attingendo i dati da fonti autorevoli, sono emerse criticità importanti che sottolineano come non si consideri l’altra faccia della medaglia e cioè il mondo maschile all’interno delle tematiche educative in essere, ma non solo. Abbandono scolastico precoce, scelta di indirizzamento degli studi superiori che non riguardano la formazione liceale, il fenomeno dei ripetenti, la scarsa presenza maschile nei percorsi formativi rivolti all’insegnamento sono elementi importanti su cui riflettere per trovare adeguate soluzioni.

Soluzioni che dovrebbero tenere conto del difficile compito educativo che la scuola si trova ad affrontare, compito che, senza dimenticare l’importanza dell’uguaglianza, deve valorizzare le diversità, permettendo alla parte maschile di trovare la possibilità di partecipare da protagonisti al percorso scolastico, potendo contare sulla attenzione alla differente modalità di apprendimento rispetto all’universo femminile, senza viverla come una disabilità, ma come una normale evoluzione della crescita. Anche la limitazione della possibilità di rispecchiamento docente-studente dovuta alla prevalente femminilizzazione del corpo docente è elemento importante da non trascurare, soprattutto durante la fase adolescenziale, periodo in cui diventa fondamentale la possibilità di sviluppare un corretto processo identificativo con le persone dello stesso genere, processo finalizzato alla costruzione di una personalità adulta resiliente.

Le difficoltà del mondo maschile emerse dall’indagine sulle tematiche scolastiche ha permesso, inoltre, di portare alla luce, grazie ai dati esaminati, un preoccupante silenzio sulla questione maschile che tocca altri aspetti quali: il suicido, la popolazione penitenziaria, il mondo dei senza tetto, i morti sul lavoro. Un silenzio a cui ci auguriamo si inizi a dare voce per lo sviluppo di una società efficiente in grado di integrare due concetti apparentemente differenti: uguaglianza e differenza, integrazione da non realizzare solo sulla carta, ma in modo fattivo.

Note

1Istituto Nazionale Documentazione Innovazione e Ricerca Innovativa, Gli insegnati in Europa e in Italia: contesto demografico, formazione e stipendi, 2015

OECD, Gender imbalances in the teaching profession, 2017

3 Santagati M., Il sistema formativo, in Zanfrini, L. (ed.), Sociologia delle differenze e delle disuguaglianze, Zanichelli, Bologna, 2011

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Caritas Italiana, ISTAT, Federazione Italiana Organismi per le persone senza dimora, Le persone senza dimora ,2015

5 Besozzi E., Welfare e Educazione in Cesareo V., Welfare responsabile, Vita e Pensiero, Milano, 2017

6 Besozzi E., Welfare e Educazione in Cesareo V., Welfare responsabile, Vita e Pensiero, Milano, 2017

Bibliografia

Besozzi E., Welfare e Educazione in Cesareo V., Welfare responsabile, Vita e Pensiero, Milano, 2017

Istituto Nazionale Documentazione Innovazione e Ricerca Innovativa, Gli insegnati in Europa e in Italia: contesto demografico, formazione e stipendi, 2015

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Caritas Italiana, ISTAT, Federazione Italiana Organismi per le persone senza dimora, Le persone senza dimora ,2015

OECD, Gender imbalances in the teaching profession, 2017

Santagati M., Il sistema formativo, in Zanfrini, L. (ed.), Sociologia delle differenze e delle disuguaglianze, Zanichelli, Bologna, 2011

Articolo originale: https://www.rivistadiscienzesociali.it/uguaglianza-equita-e-differenza-di-genere-nei-sistemi-educativi-e-formativi-italiani-la-questione-maschile/?fbclid=IwAR0d7AKWCsiFqC6wYdUk3DkZaK2d8EFttXRaq_4Rvq4Om19Ib_YqXGtXMrM

Manifesto Colibrì 2021

Written By Redazione on mercoledì 13 gennaio 2021 | 07:11

 Gennaio 2021

Colibrì intende trovare l’occasione insieme alle istituzioni per affrontare temi importanti che riguardano i nostri figli e il loro benessere, in particolare dopo la separazione dei due genitori.
La logica che ci ispira è il benessere dei nostri bambini grazie al confronto e alla collaborazione tra le figure genitoriali, alla realizzazione del diritto alla bigenitorialità e al raggiungimento di una piena parità genitoriale nel rispetto di tutte le parti coinvolte nella separazione.
Un vero e proprio progetto di crescita sociale e non di dissoluzione dei legami affettivi primari.
Status-quo:
L’affido post separativo dei minorenni in Italia, si risolve con la destinazione prevalente dei figli presso la madre, per il 90% dei casi, pur se di Affido Condiviso si tratta, determinando una disparità frequentativa dei figli rispetto ai genitori talmente ampia che viene da chiedersi a quale livello culturale occorra trasportare chi vede “corretta” questa ripartizione di genitorialità.
La figura paterna è cresciuta negli ultimi decenni in quanto a responsabilità diretta verso i figli, è un vero peccato non riconoscerlo.
Ma non bastasse ciò, i fenomeni di disaffezione genitoriale indotti, (quando un genitore, quello cui il figlio ha domicilio prevalente, mette in cattiva luce l’altro ai suoi occhi), sono sempre più diffusi nelle separazioni conflittuali, almeno quanto i comportamenti messi in atto per ostacolare la frequentazione dei figli verso l’altro genitore, ad esempio le numerosissime denunce strumentali per falsi abusi o violenze inesistenti (strategia spesso suggerita da professionisti senza scrupoli), i conflitti di lealtà indotti ad arte nella mente dei più piccoli, tutte tristi consuetudini, ci offrono un quadro su cui occorre ritoccare con pennellate decise la scena per riarmonizzarne i toni.
Partiamo dal presupposto della incontestabilità del diritto alla bigenitorialità che la legge 54 del 2006 sull’affido condiviso dei minorenni che ne ha sancito l’applicazione, almeno teoricamente. Un diritto inviolabile e fondamentale già sancito nella Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e da numerose convenzioni europee, che consiste nel diritto del bambino di potersi relazionare con entrambi i genitori, la mamma e il papà, elemento essenziale per una crescita equilibrata.
Il presupposto di partenza, supportato unanimamente dalla scienza, è che le due figure genitoriali sono, nel loro diverso ruolo, complementari ed entrambi importanti per la crescita della personalità umana.
La legge 54 purtroppo di condiviso ha solo il nome e in Italia è rimasta in gran parte disapplicata: una prassi giurisprudenziale ha ‘inventato’ la figura (inesistente nella legge) del genitore “collocatario”, attribuendo all’altro genitore gli oneri economici del mantenimento e i cosiddetti ‘diritti di visita’, odioso termine che vuole indicare i limitati periodi che il genitore non collocatario può trascorrere con i propri figli (oltre il 90% dei casi il padre).
Tempi spesso così ridotti da provocare grandi sofferenze al genitore e ai figli, e a questi ultimi varie problematiche psicologiche e anche fisiche (la cosiddetta ‘parental loss’). N.B.: Si calcola che il tempo di frequentazione dei figli coi propri genitori è circa il 20% col padre e l’80% con la madre.
L’esperienza dei Paesi che da molto più tempo affrontano queste problematiche (Nord Europa, USA) insegna che il massimo benessere dei bambini figli di genitori separati viene raggiunto solo con un affido materialmente condiviso, cioè con tempi di accudimento similari tra i due genitori.
Una formula che presenta anche il vantaggio di far crollare drasticamente la conflittualità tra i genitori che si separano rendendo l’ambiente familiare molto più sereno, posizionandoli al centro della coppia genitoriale.
E’ la serenità per il minorenne l’obiettivo che le associazioni come la nostra intendono raggiungere: diritto alla bigenitorialità, tempi di accudimento equipollenti, mantenimento diretto.
Idea di cui dovrebbe essere portatore un autentico movimento femminista, che noi auspichiamo e con cui vorremmo collaborare: i genitori devono essere gravati di pari responsabilità nella cura, educazione e mantenimento dei figli, anche se separati.
Si parla pertanto della realizzazione di un’autentica parità genitoriale, concordata e compatibilmente con gli impegni lavorativi e non dei due genitori.
Un bel balzo avanti rispetto ad un affido di default.
Esclusi i casi, in cui siano presenti reali e accertate violenze fisiche o abusi, fortunatamente molto pochi in Italia: aspetti questi già trattati dal codice penale, non dalle leggi civili, e perseguiti da norme molto severe.
L’affido Condiviso, inoltre, è legge da migliorare tenendo presente che il bambino che perde la frequentazione di un genitore, perde anche i nonni di quel ramo genitoriale, aspetto niente affatto secondario al quale alcuni tribunali, ben consapevoli, pare stiano sensibilizzandosi prestando attenzione crescente.
Una cultura madre centrica, inoltre, posiziona la figura femminile in una dimensione con ridotti tempi da dedicare alla propria emancipazione completamente fuori dalle logiche sociali ed economiche per l’indipendenza e l’autonomia della persona.
Una donna ridotta a figura unica e centrale nella cura dei figli, a cui tutto è dovuto, è la nemesi di ogni rivendicazione femminista.
Mauro Lami, presidente
mauro.lami@virgilio.it

Colibrì diventa Organizzazione di Volontariato

Written By Redazione on mercoledì 19 agosto 2020 | 06:59

 

19 Agosto 2020

Le recenti norme nazionali che inducono le associazioni ad organizzarsi rispetto al RUNT, prevedono una riorganizzazione formale di quelle associazioni già esistenti e sparse sul territorio italiano che devono riqualificarsi o costituirsi ex novo secondo le tre principali e riconosciute sigle: ODV; organizzazione di volontariato ed APS; associazione di Promozione Sociale o Associazione Culturale, fra queste, alcune già appartenenti storicamente al Coordinamento interassociativo Colibrì. Giunge così l'occasione anche per Colibrì stesso di riorganizzare Statuto e organico.

Colibrì diviene ufficialmente Odv e si ricompone con associazioni in regola con le nuove normative, offrendo comunque riparo anche a quelle Culturali che, seppur senza rappresentatività nei tavoli istituzionali, continuano ad offrire la loro opera alla società e desiderano di essere parte qualificata e qualificante di un Coordinamento nazionale e internazionale da anni riconosciuto. Questa occasione ci è utile per riorganizzarci in modo organico ed iniziare ex novo, con associazioni radicate sui territori di appartenenza, intenzionate a fare rete e mantenere fede alla nostra mission di tutela dei diritti dei minori, con uno sguardo rivolto alla società che manifesta difficoltà in ambito separativo o nella tutela della genitorialità, ma anche per promuovere la cultura bigenitoriale in quanto diritto dell'infanzia nel mantenere relazioni il più equilibrate possibili con mamme e papà, seppur separati e con tutti i rami parentali.

Ad oggi le associazioni Odv ed Aps:

Genitori Sottratti Odv - Bologna
PERSEO (CAV) Centro Antiviolenza Maschile Aps - Milano

CASPER (CAV) Centro Antiviolenza Odv - Vado Ligure

HELP FAMILY Aps - Roma

- Papa separati Liguria Aps - Vado Ligure
Papa separati Milano Aps- Milano

- Papa Separati Torino Odv  - Torino
Papa Separati Asti Odv  - Asti


Aderiscono anche le associazioni Culturali:

- Figli per Sempre Nazionale - con varie sedi in italia

- Flage - Cagliari

- #BambiniStrappati - Milano



Le associazioni che aderiranno al Coordinamento Colibrì, dopo questa data, saranno integrate progressivamente. Abbiamo rappresentanti su Roma nonchè sparsi sul territorio nazionale. Possiamo contare inoltre sulla collaborazione di vari profili professionali, Avvocati, Psicologi, etc., che condividono il tema della Bigenitorialità e della tutela minorile in linea con i principi fondatori di Colibrì, pur doverosamente ricordando al lettore che Colibrì è una rete di Associazioni e non di persone.

Invitiamo le associazioni che volessero aderire alla nostra Rete, a compilare in ogni sua parte il modulo di adesione: https://forms.gle/Vb5QupQiujAdaMvb6 e versare a seguire la quota annua (anno solare) di euro 100,00. 

NB: La lettera di adesione va compilata obbligatoriamente on line al link indicato.


Dati versamento/bonifico

Intestatario: COLIBRI COORD INTERASS LIBERE INIZ PER LA BIGE

IBAN: IT 31 E 05018 01400 000011569399 - BIC: CCRTIT2T84A

PRECISARE : Anno + Nome Associazione + Città sede.


Provvederemo ad aggiornare gli elenchi associativi di volta in volta. Per ulteriori informazioni: info@colibri-italia.it 




Colibrì interlocutore per l'associazionismo e le istituzioni

Written By Redazione on martedì 12 maggio 2020 | 03:06


Rappresentare come nel nostro caso tante associazioni di genitori separati, diverse per storia, vissuti e luoghi di appartenenza, significa rispettare ogni inclinazione politica, posizionando il tema della Bigenitorialità in una visione condivisa, trasversale, non politicizzata e nel rispetto di tutti.

Ciò che ci accomuna invece è la nostra disponibilità di associazioni composte da uomini e donne, nell’essere pronti ad occuparci dei nostri figli in un ottica di opportunità reciproca, di crescita, di realizzazione delle rispettive vite genitoriali e private.

L’emancipazione delle donne e madri passa anche attraverso la disponibilità di quel TEMPO utile da dedicare al lavoro, alla carriera, ai vari progetti, ed in questo i padri sono collaborativi dedicando compatibilmente il loro tempo e lo stesso possiamo dire a parti inverse. Il dialogo responsabile fra le parti è un obiettivo che perseguiamo da sempre.

Intravvediamo un grande valore di rispetto reciproco ma prima di tutto nei confronti dei diritti dell’Infanzia, per i quali ci rendiamo disponibili alla crescita dei nostri figli che rappresentano la vera parte debole della famiglia che si scompone e si riorganizza in altro modo.

Perseguendo i nostri obiettivi ed istanze e ci rivolgiamo indifferentemente a tutti i partiti dell' arco costituzionale, consapevoli di essere interlocutori specializzati e che rappresentiamo contemporaneamente anche una grande fetta di società ma anche di elettorato.

Se è vero che la politica ha il compito di cogliere gli interessi della società e degli elettori, è altrettanto vero che, laddove COLIBRI’ trova spazi di attenzione alle proprie tematiche e disponibilità al dialogo, diviene un ottima interfaccia per chiunque.
La nostra mission è quella di valorizzare la Bigenitorialità, fare rete con gli associati e confrontarsi sui temi separativi e sull'affido dei minori. Chiunque intercetti le nostre istanze, non solo comprenderà le ragioni del "mondo separativo in relazione all'infanzia" ma potrà rappresentare poi a sua volta una Società responsabile, di dimensioni considerevoli.

In COLIBRI' individuiamo di volta in volta gli interlocutori istituzionali ai quali evidenziare le nostre necessità e indicazioni. Organizziamo convegni ed eventi sul territorio nazionale da un decennio, grazie al nostro apporto sono nati vari disegni di legge rivolti alla migliore politica, quella più attenta alla Società di oggi e di domani.

Da parte delle Associazioni, appartenere al Coordinamento Colibrì significa avere chiaro il senso dell'associazionismo organizzato. Significa appartenere ad un Coordinamento che come interlocutore unico rappresenta tutte le associazioni afferenti nel tutelare i diritti di tutti i bambini e dei nostri figli. Da parte di Colibrì significa, dialogare, comprendere, accogliere, aiutare a crescere le associazioni.

Le realtà associative afferenti a Colibrì, devono essere iscritte agli albi regionali, in linea con le regole imposte all' associazionismo e vivere una vita associativa organizzata e regolarizzata. Conoscere il valore di operare in rete ed in sintonia per un tema che coinvolge uomini e donne, bambini, nonni e molto spesso un entourage familiare ben più ampio, composto da fratelli e sorelle che testimoni del fenomeno separativo, osservano la politica in attesa di risposte.

Ringraziamo tutti coloro che offrono le proprie eccellenze  per rendere la nostra mission sempre più efficace e di qualità.

https://www.colibri-italia.it/p/associazioni-italiane.html

https://www.colibri-italia.it/p/partners-europei.html





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