Politica sorda: figli dei separati a rischio salute

Written By Redazione on martedì 17 gennaio 2017 | 02:08


Tratto da: La Verità di Martedì 17 Gennaio 2017
Articolo di Simone Pillon

Si tratta di una di quelle verità tanto evidenti a tutti quanto accuratamente taciute dalla vulgata quotidiana dei media, tutti intenti a nascondere le controindicazioni di quello stile di vita individualista che - dopo aver contagiato irreversibilmente i paesi del Nord - deve ora essere inoculato in massicce dosi anche nei sottosviluppati paesi mediterranei. La tanto nascosta verità è la seguente: i bambini soffrono terribilmente se vengono separati dalla madre o dal padre. 
   
   Tutti sono concordi, da destra a sinistra, nel prendersi cura dei diritti degli orfani. Tale rumoroso fronte di alfieri dei diritti minorili si ammutolisce non appena tuttavia si scopre che - nel modo occidentale - la principale causa della perdita di uno dei genitori è la separazione o il divorzio di mamma e papà.
Avete capito bene! La separazione e il divorzio hanno generato oggi in Europa uno sterminato popolo di 10 milioni di figli condannati a vivere senza uno dei genitori.   Era dato ben noto agli addetti ai lavori che il grosso del conto psicologico, affettivo e relazionale della crisi matrimoniale fosse pagato dai figli, specialmente se in tenera età. 
   
   Numerosi in questo senso sono gli studi che dimostrano la stretta correlazione tra una serena bigenitorialità e la salute psicoaffettiva del minore. Ben più rari e poco diffusi sono stati gli studi validati dalla comunità scientifica in cui si siano accertate le gravi conseguenze della perdita genitoriale sulla salute fisica dei minori.  

   Il lavoro dell’amico Vittorio Vezzetti ha pertanto i contorni della novità assoluta, specialmente se si considera che la rivista internazionale “Health Psychology Open” che lo ha appena pubblicato è la bibbia indiscussa del settore. L’opera di Vezzetti prende in esame gli studi sui primati e su altri animali monogami coi quali, già intorno agli anni 2000, era stata dimostrata la correlazione tra la perdita genitoriale e alcune gravi alterazioni ormonali e cellulari rilevate nella prole. Il pediatra varesino passa poi in rassegna i comprovati effetti  della separazione dei genitori sulla salute psicobiologia dei minori, con particolare riferimento all’insorgenza di sindromi di iperattività e deficit di attenzione (ADHD) e con le evidenze riscontrate su oltre 1 milione di minori svedesi dalle quali si desume che i figli cresciuti senza uno dei genitori hanno più del doppio di possibilità dei loro coetanei cresciuti con mamma e papà di sviluppare seri disturbi psichiatrici, abuso di alcool e suicidio. 
   
   Il coraggioso ricercatore si spinge molto oltre tutto ciò e individua una cronica ipersecrezione di cortisolo e di altri ormoni che influiscono sulla tiroide riscontrabili nei minori costretti a crescere senza rapporti significativi con papà o mamma. 
   
   Per gli avvocati o per gli altri operatori che normalmente si occupano di separazioni e divorzi questo dato può essere semplicemente incomprensibile, ma i pediatri ben sanno che una tale alterazione è strettamente collegata alla patogenesi di depressione, diabete di tipo II, obesità e osteoporosi, bassa statura e nanismo. Lo studio epigenetico riportato da Vezzetti dimostra poi che le altre significative alterazioni della Interleukina-6 e della lunghezza dei telomeri riscontrate nei minori deprivati di una serena infanzia sono correlate con l’insorgenza di cancro, necrosi tumorale, Lupus eritematoso, morbo di Alzheimer, mieloma, artrite reumatoide e altre gravissime malattie. 
  
   Considerando i numeri in ballo – stiamo parlando di circa 200.000 minori ogni anno solo in Italia -  la ricerca significativamente pone il problema epidemiologico di un serio rischio per la salute pubblica causato – lo si voglia o no – dalla separazione e dal divorzio. Nelle sue conclusioni, Vittorio Vezzetti suggerisce di adottare un sistema di affidamento materialmente condiviso dei figli che – superando l’attuale affido legalmente condiviso (ma di fatto fortemente orientato alla monogenitorialità se si considera l’organizzazione dei tempi genitori/minori) consenta ai bambini e ai ragazzi di trascorrere tempi equipollenti con ciascuno dei genitori.
    
   Garantire infatti tempi adeguati di frequentazione tra i figli e i due genitori è risultato il miglior modo per attenuare significativamente i rischi per la salute della prole. Certo – aggiungiamo noi – si tratta comunque di una soluzione comunque imperfetta visto che l’ideale nell’interesse dei figli sarebbe poter crescere con mamma e papà in un ambiente familiare sereno e accogliente. Troppo poco si fa per aiutare le coppie in crisi e prevenire le separazioni e i divorzi
   
   Ci sono esperienze pilota nel nostro Paese, quali ad esempio la “Casa della Tenerezza” di Perugia, dove il 60% delle coppie in crisi – grazie all’aiuto di una equipe multidisciplinare – riesce a salvare la propria relazione e a restare insieme, ma non esiste un piano nazionale di supporto alla stabilità della famiglia. Quando tuttavia la frattura diventasse inevitabile si dovrebbe salvaguardare – salvo gravissime controindicazioni – il diritto dei minori a godere di tempi equipollenti che consentano ai figli di ricevere attenzioni e cure in egual misura da mamma e da papà. Gli operatori hanno da tempo compreso tale improcrastinabile necessità e stiamo assistendo ad un fiorire di protocolli sul territorio che – andando a colmare le lacune legislative - consigliano e sostengono le parti a stipulare piani genitoriali che prevedano un effettivo esercizio della bi-genitorialità. 
   
   In questo senso il protocollo di Perugia, sottoscritto dal Tribunale e dalle più significative sigle dell’avvocatura e dell’associazionismo familiare, ha espressamente previsto l’opportunità di chiedere “tempi paritetici o equipollenti di frequentazione dei figli minorenni con entrambi i genitori (c.d. affido materialmente condiviso)”. 
Il parlamento tuttavia – incurante della realtà sociale e scientifica - sembra seguire un percorso diametralmente opposto. Mai legislatura fu più punitiva verso la famiglia: la legge sull’affido materialmente condiviso giace nei cassetti delle commissioni, di leggi sul sostegno alle coppie in crisi nessuno vuol sentire parlare, mentre nel 2014 è stato fatto passare in fretta e furia il divorzio breve col bel risultato di far impennare del 57% i divorzi in un solo anno. E – ciò che è peggio – si sta profilando a colpi di sentenze la scientifica deprivazione di mamma o di papà mediante l’atroce pratica dell’acquisto di bambini mediante l’utero in affitto. 

  Come Vezzetti ci insegna, la bi-genitorialità non è tanto un problema giuridico quanto – in definitiva – una questione di salute pubblica. E dell’incuria - o peggio della malafede ideologica - del legislatore faranno le spese i più piccoli. Sui pacchetti di sigarette troviamo scritte cubitali per ricordarci che IL FUMO PROVOCA IL CANCRO. Forse nelle aule dei Tribunali e in quelle del Parlamento dovremmo scrivere con caratteri altrettanto evidenti che LA PERDITA DI ADEGUATE RELAZIONI CON UNO O CON ENTRAMBI I GENITORI PUO’ PROVOCARE IL CANCRO AI FIGLI.

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